Notre-Dame, salvate le 200mila api che producono miele all’interno


Il cuore di Parigi è andato in fumo ma non smetterà di battere. Il giorno dopo il devastante incendio che ha distrutto parte di Notre Dame, la città si risveglia con il suo monumento simbolo “salvo nella globalità”. L’incendio è stato domato e la cattedrale vivrà. Ma rimarrà irrimediabilmente sfregiata. Immagini terribili, che hanno fatto il giro del mondo e che raccontano di come sia bruciata insieme alla cattedrale – per dirla con Macron – anche “una parte di noi”. Ma, ha detto Macron, “siamo un popolo di costruttori”, ricostruiremo la cattedrale di Notre Dame “più bella ancora”. E “voglio farlo in cinque anni, possiamo farlo” ha detto il presidente in diretta televisiva.

A rendere ancor più suggestiva la bellezza della cattedrale parigina, sono le api che sul tetto producono il famoso “Miele di Notre Dame”, successivamente venduto dallo staff ecclesiastico. Nonostante l’incendio abbia devastato la struttura facendo persino crollare il tetto, le 200mila api sono salve e, con ogni probabilità, continueranno a fare miele. Continua dopo la foto




A occuparsi delle api, divise in tre alveari, è l’apicoltore Nicolas Géant che ha spiegato: “Questa specie di ape europea non abbandona il suo alveare in caso di fumo. Non hanno polmoni, ma la CO2 le fa addormentare e questo fa si che si rinchiudano nelle loro celle, proteggendo il miele e la regina”. Solo nelle ultime ore però si è potuto verificare, via drone, se le api fossero effettivamente vive, riporta businessinsider.com. Continua dopo la foto



Il pericolo, infatti, era che la temperatura troppo alta avesse sciolto la cera e fuso all’interno gli alveari degli insetti. La cosa sembra non essere successa perché per fortuna gli alveari erano stati collocati in una zona relativamente protetta e chiusa della costruzione. La loro struttura è rimasta così protetta dalle fiamme e dall’eccessivo calore. Continua dopo la foto


 

Sul fronte delle indagini, sono stati due gli allarmi ma solo al secondo sarebbero scattate le procedure d’intervento, dice il procuratore di Parigi, Rémy Heitz, a ‘France Info’. “Il primo alle 18:20, ma non è stato trovato alcun principio d’incendio”. Poi “il secondo alle 18:43 e solo allora sono intervenuti”, evacuando la cattedrale. La Procura ha aperto un’inchiesta per “danneggiamento colposo”. Secondo una fonte citata da ‘Le Figaro’, gli investigatori stanno concentrando la loro attenzione sulla possibilità che l’incendio si sia sviluppato accidentalmente dalle impalcature sul tetto. L’inchiesta per “distruzione involontaria attraverso un incendio” è affidata alla direzione regionale della polizia giudiziaria, la quale ha mobilitato 50 inquirenti.

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