Facebook down, social in tilt e in rete è psicosi. La situazione


Facebook in tilt. Dalle ore 12 di oggi domenica 14 aprile circa sono in tantissimi a registrare il rallentamento, o in alcuni casi il vero e proprio blocco, dei principali social. Secondo il sito DownDetector, che monitora le segnalazioni degli utenti nel mondo, il guasto – localizzato inizialmente tra Stati Uniti ed Europa – si è poi concentrato soprattutto in Europa e nel sud-est asiatico, in particolare in Malesia.

Giù dunque Facebook e Instagram e giù anche la app di messaggistica che registra il maggior numero di disservizi in Italia, con picchi su Roma, Milano e Palermo e in Europa, tra Londra e Rotterdam. “Grazie Twitter per informarmi di tutto, sei l’unica certezza. Zuckerberg datti all’uncinetto!!!“, è solo uno dei tweet presenti sulla piattaforma sociale di Jack Dorsey & Co. Qualcuno, invece, grida al miracolo Zuckerberg, che avrebbe trovato un ottimo escamotage per evitare i messaggi di auguri della Domenica delle Palme, inviati dagli ultra 50enni. “Stavo per buttare il cellulare dalla finestra, quando sono entrata su Twitter e mi sono accorta fosse solo un down“, si legge ancora. Continua dopo la foto




Sulle possibili motivazioni, in rete circolano diverse teorie come quella che vorrebbe affibbiare la colpa agli hacker. Un mese far era stato ipotizzato un attacco informatico di tipo DDoS. L’acronimo sta per distributed denial of service, traducibile in italiano come interruzione distribuita del servizio, e consiste nel tempestare di richieste un sito, fino a metterlo ko e renderlo irraggiungibile. Continua dopo la foto



Ma la compagnia di Mark Zuckerberg ha categoricamente smentito l’indiscrezione con un tweet pubblico: “Stiamo lavorando per risolvere il problema il più presto possibile, ma possiamo confermare che il disservizio non è legato a un attacco DDoS”, è il testo del cinguettio. Continua dopo la foto



 

Anche gli esperti di sicurezza informatica interrogati da Wired Usa non hanno individuato alcun nesso tra blackout e hacker. “Non ci sono prove di alcun genere che portino a un attacco informatico”, ha detto alla rivista statunitense Troy Mursch, ricercatore di sicurezza informatica a capo di Bad Packets Report In un post pubblicato ieri alle 18 sulla pagina Facebook degli sviluppatori, però, la compagnia è rimasta sul vago nel spiegare le ragioni tecniche del blackout, ipotizzando un disservizio relativo alle API, cioè le interfacce di programmazione delle applicazioni: in pratica, il problema potrebbe far sì che alcune richieste alle API abbiano bisogno di più tempo del previsto per essere esaudite o falliscano inaspettatamente.

Impossibile, invece, dire se le complicazioni siano una diretta conseguenza dei lavori in corso a Menlo Park che lo scorso 6 marzo ha annunciato l’integrazione di Facebook, Instagram e WhatsApp in un ecosistema unico nel quale tutti potranno mandare i messaggi a tutti. Una svolta fatta in nome della privacy, a dire di Zuckerberg. Anche se l’immagine del papà di Facebook diventato improvvisamente paladino della privacy non convince e dietro l’ultima mossa è impossibile non vedere una precisa strategia commerciale. In primo luogo, quella di soddisfare gli utenti più giovani che ai post pubblici preferiscono sempre di più lo scambio di messaggi in privato: “Credo che il futuro della comunicazione si muoverà sempre di più su servizi criptati e privati con cui le persone possono essere più fiduciose che quello che si dicono resti sicuro e che il loro messaggi e contenuti non resteranno in circolazione per sempre”, si legge non a caso nel post che ha accompagnato il lancio della novità. L’obiettivo di lungo periodo potrebbe essere quello di creare una piattaforma autarchica in cui potremmo trovare tutto ciò che ci serve, dai messaggi agli acquisti online, e dalla quale non avremo più bisogno di uscire. Un po’ come succede già in Cina con WeChat e AliPay.

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