Roma, neonato muore tra le braccia della mamma al San Camillo: aperta indagine


È morto tra le braccia della mamma mentre lo allattava. Choc al San Camillo di Roma dove mercoledì scorso, 13 febbraio, un neonato è deceduto all’improvviso dopo aver smesso di respirare. Nato prematuro di tre settimane il piccolo godeva apparentemente di buona salute. Una disgrazia assurda e silenziosa: solo qualche istante dopo aver finito di allattare il neonato, la madre si è resa conto che il figlio aveva smesso di respirare. La tragedia è avvenuta al San Camillo nelle 24 ore successive alla nascita del bimbo, venuto al mondo con circa tre settimane di anticipo ma in ottime condizioni.

Ora sul dramma, datato 13 febbraio, la procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo dopo la denuncia dei genitori, scioccati dal dolore per la perdita del primo figlio. Nessun indagato, per il momento, però il pm Giulia Guccione ha disposto il sequestro della cartella clinica.  Le ipotesi su cosa possa essere successo, infatti, sono tutte valide. A partire dalla sfortuna, che nel caso del decesso di un lattante ha un nome preciso: sindrome della morte improvvisa del lattante, un fenomeno che non trova ancora alcuna spiegazione presso la comunità scientifica. (Continua a leggere dopo la foto)




Il piccolo appena venuto al mondo avrebbe avuto tutti i valori nella norma. Tuttavia alcune circostanze impongono degli accertamenti, come denunciato dai genitori.  “Vogliamo rivolgere le sentite condoglianze ai genitori del neonato deceduto a poche ore dalla nascita presso l’ospedale San Camillo di Roma. La struttura ospedaliera è a completa disposizione della Magistratura per le verifiche dell’accaduto e ci auguriamo che al più presto si faccia piena chiarezza”. A dichiararlo in una nota l’Assessorato alla Sanità e l’Integrazione Sociosanitaria della Regione Lazio. (Continua a leggere dopo la foto)



La sindrome della morte improvvisa del lattante
si manifesta provocando la morte improvvisa ed inaspettata di un lattante apparentemente sano: la morte resta inspiegata anche dopo l’effettuazione di esami post-mortem. La sindrome colpisce i bambini nel primo anno di vita ed è a tutt’oggi la prima causa di morte dei bambini nati sani. In Italia ha avuto un’incidenza dello 0,5 per mille circa nel 2011 (23 bambini sotto i 5 anni, l’1,3% dei decessi totali nel periodo di riferimento). (Continua a leggere dopo la foto)



 


I dati riguardanti gli anni 2004-2011 della regione Piemonte riportano un dato medio di mortalità per SIDS dello 0,09 per 1000. È la causa più comune di morte tra un mese e un anno di età. Circa il 90% dei casi si verifica prima dei sei mesi di età, con il picco di casi tra i due mesi e i quattro mesi di età. Talvolta, se soccorsi prontamente, alcuni neonati, vittime apparenti di SIDS, possono essere rianimati; in questo caso si parla di “near miss SIDS” e vi è comunque un altissimo rischio di lesioni cerebrali permanenti dovute a anossia con conseguente possibile disabilità.

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